Lo scempio territoriale

Disfare il Ticino

"Là dove c’era l’erba ora c’è… un capannone; un supermercato; un condominio-falansterio; un autolavaggio; un gomitolo di strade. Il fondovalle ticinese è ormai ridotto ad un fiume prosciugato dal cemento, da cui affiorano manufatti di ogni foggia e dimensione. Uno spazio ricolmo di non-luoghi che non risvegliano nessuna memoria, non evocano nessun passato. Un’architettura globale e indifferente. Sgraziata e anonima perché priva di radici."

Leggete il pertinente saggio storico scritto da Orazio Martinetti, pubblicato su LaRegioneTicino del 1 e 2 ottobre 2014.

Il quadro “disastrato” dell’urbanizzazione nel Canton Ticino

Mario Botta, nella NZZ del 2 luglio 2013, constata che 
"all’inizio  del nuovo  secolo ci ritroviamo  a  raccogliere i
cocci di un territorio urbanizzato senza alcun vero progetto,
senza alcun disegno, senza obiettivi in grado di suggerire
almeno la configurazione di un nuovo paesaggio: una realtà
politico-urbanistica  che  di  fatto  ha  operato  finora
unicamente per assecondare, attraverso i piani regolatori, le
spinte edificatorie in corso
".
Il grande architetto conclude denunciando il "disastro territoriale avvenuto nel pieno rispetto (e questa è un’aggravante) di tutte le leggi e le norme di attuazione".
Leggete il testo originale in italiano, l’articolo in tedesco apparso sulla NZZ e la sintesi sulla RegioneTicino.

SOS di Botta, forza e coraggio

Il direttore de "La RegioneTicino", Matteo Caratti, lancia la discussione con un editoriale in cui rileva che  "Mario Botta ha lanciato un grido di allarme e un grido dal cuore. E ha fatto bene. Anche se i buoi sono ormai usciti dalla stalla. Dalle parole occorre ora passare velocemente ai fatti. Partendo dal basso, perché siamo certi che nella popolazione stessa sia crescente la consapevolezza che in questi anni di euforia edilizia abbiamo superato il livello di guardia. E che il peggio potrebbe ancora venire".

Contributi al dibattito

Bruno Storni (RT 24 luglio 2013) Malagestione del territorio.
"Sono i Municipi i principali responsabili dello stato disastrato del nostro territorio".
Christiana Storelli (RT 27 luglio 2013) Non mi era sfuggito.
"Siamo davanti a un disastro paesaggistico, ma chi doveva reagire dov’era?"
Edgardo Ratti (RT 27 luglio 2013) Il degrado paesaggistico del Ticino.
"Non serve denunciare. Se non si è un big, uno addentro nella politica, non si conta niente e non si ottiene soddisfazione."
Attilio Panzeri (RT 27 luglio 2013)
Schiaffo alla speculazione.
Panzeri condivide l’opinione di Mario Botta e rincara: " i PR non devono più essere sviluppati dal tradizionale Pianificatore bensì da un gruppo interdisciplinare competente".
Ferruccio D’Ambrogio (RT 2 agosto 2013) Localismo funesto
Un doppio articolo in cui rileva la banalizzazione del territorio, la pressione speculativa, lo sconvolgimento sociale e la conseguente espulsione degli abitanti dai centri città.
Roberto Kufahl (RT 3 agosto 2013) Il richiamo del territorio.
"L’unica via positiva possibile è l’osservanza delle regole pianificatorie".
Lauro Tognola (RT 3 agosto 2013) Troppo tardi architetto!
Remigio Ratti (CdT 3 settembre 2013) AlpTransit: non perdiamo il treno.  "Coltivare legittime aspirazioni di governanza territoriale  ed economica".
Edgardo Ratti (RT 11 settembre 2013) Che sfrontatezza!
Fernando Pedrolini (RT 20 settembre 2013) Pianificare nel 2013 è come pettinare un calvo.
"I buoi sono fuori dalla stalla, ma il rodeo non è ancora terminato".