Le impietose demolizioni

Le demolizioni nel nucleo originario, la culla di Massagno

Il comune di Massagno trae il nome dal vecchio nucleo medioevale che si è sviluppato attorno alla chiesa di Santa Lucia, di origine cinquecentesca, distrutta nel 1931 per allargare la strada cantonale del San Gottardo.

Demolita la chiesa di Santa Lucia.

La chiesa di Santa Lucia, parrocchiale, sorgeva in parte sulla piazzetta oggi dedicata alla patrona e in parte sul sedime della sottostante via San Gottardo.
Ha scritto Domenico Robbiani: “Nel giugno 1931, dovendosi procedere all’allargamento e sistemazione della strada cantonale, dopo lunghe trattative tra le competenti Autorità vennero demoliti la chiesetta di Santa Lucia e lo svelto campanile e furono rifuse le campane“.

Demolito il nucleo storico di Massagno

Poi anche il restante nucleo storico è stato distrutto. Del vecchio nucleo non è rimasto nulla, distrutto in varie fasi. L’ultima, recentissima (2012), ne ha cancellato ogni traccia. Al suo posto si è edificato il nuovo quartiere Santa Lucia [vedi].
Leggete le opinioni dello storico dell’arte Giulio Foletti e dell’arc. Riccardo Bergossi. Guardate le fotografie.
Vedi foto e documenti .

Gli ultimi edifici del vecchio nucleo di Massagno
La demolizione di quanto era rimasto si è compiuta nel 2011

Demolita anche la scala Finzi, pregevole manufatto evocativo

Verso la fine degli anni ’50, l’arch. Alberto Finzi di Massagno propone al sindaco ing. Giacomo Grignoli di realizzare un manufatto in memoria della chiesa di Santa Lucia, nel luogo dove da secoli era radicata la chiesa parrocchiale. La posizione originale scelta dall’arch. Finzi combaciava precisamente con quella dell’abside e dell’altare della chiesa distrutta. Le Autorità comunali decisero però di spostare il monumento una decina di metri più in là, per ragioni pratiche. Il progetto fu realizzato dall’arch. Finzi nel 1960-61 ed è ricco di citazioni e di simboli religiosi e storici. A nostro parere, oltre al valore testimoniale, il monumento è valido anche per la qualità della sua forma espressiva.

La scala, di pregevole fattura architettonica, è stata disegnata dall'arch. Alberto Finzi
La scala Finzi è stata demolita nottetempo nell'ottobre 2012

L’intervista all’architetto Finzi

Sul quotidiano La Regione del 6 settembre 2012 la giornalista Raffaella Brignoni ha posta alcune domande all’architetto Alberto Finzi.

Una demolizione inutile» secondo l’architetto Alberto Finzi, progettista nel 1960 del monumento,  «e un allargamento insensato, dato che è limitato nella sua lunghezza». In che senso? «Vede» e Finzi ci mostra un piano dei progetti «pochi metri più a nord, appena dopo il collegamento che unisce la piazzetta Santa Lucia alla strada cantonale sottostante (la via San Gottardo), questa si restringe. Non serve proprio a nulla allargare la strada solo in un breve tratto se dopo c’è di nuovo l’imbuto. Tanto più che, con l’entrata in funzione della galleria Vedeggio-Cassarate, il traffico su via San Gottardo è notevolmente diminuito. E anche l’accesso veicolare al condominio, si può fare meglio altrove».

E dove? «Si può accedere molto più convenientemente da via Carlo Antonio Bernasconi, da via Lema o da via Bernardino Stazio. Ritengo inoltre pericoloso confluire direttamente su via San Gottardo».

Ci parli della scala monumentale, che appare piuttosto negletta…« Sì, infatti. Saranno 15 anni che è trascurata. Non c’è l’acqua né la luce e i bei mosaici del Gonzato risultano svalorizzati. Eppure è uno dei pochi elementi architettonici moderni del Comune, una testimonianza storico- artistica della vecchia Massagno, il cui primo nucleo risale al Cinquecento. Mi sembra un peccato sacrificare una scala che ha una doppia valenza, funzionale e monumentale».

Già, ma l’abbattimento è ormai imminente (dovrebbe iniziare la prossima settimana). Cosa si può fare ancora? «Con un po’ di buona volontà, il Municipio potrebbe cercare soluzioni alternative, ad esempio stabilire che l’accesso autoveicolare al condominio sia assicurato altrove».

Quindi lei si appella alle autorità? «Certo. Se prima si poteva capire la volontà di allargare la strada, ora davvero non si giustifica più. Siamo ancora in tempo per sperare in un ripensamento…».

Aggiunge la giornalista:
Quella scala eretta nel 1961 è o non è un monumento? Non figura nell’inventario cantonale dei beni da proteggere. Un anno fa Giulio Foletti, capo del Servizio inventario dell’Uffcio dei beni culturali del Cantone e massagnese su queste colonne ha dichiarato che “La demolizione del nucleo d’origine medievale oggi probabilmente non sarebbe stata accettata” (cfr. laRegione del 31.5.2011). D’altra parte, da noi interpellato ieri, Giuseppe Chiesi, capo dell’Uffcio (cantonale) dei beni culturali risponde che «la scala non gode di nessun vincolo di protezione, né all’Ufficio beni culturali è mai stato richiesto un parere in proposito». Eppure c’è chi deplora la sua demolizione: i Cittadini per il territorio. Insomma, sta per cadere, non senza rammarico, l’ultimo baluardo di un passato in cui c’è chi vorrebbe ancora potersi riconoscere