La scala di Santa Lucia è demolita!

Il Municipio non ferma i lavori

In risposta alla lettera urgente del PS di Massagno che chiedeva di sospendere la distruzione della scala di Santa Lucia, il Municipio ha precisato che non dava nessun ordine di fermo lavori.
Sostiene che tutto si è svolto secondo le regole.

Demolita!

Per il Municipio non è un memoriale

Il Municipio pensa che l’opera sia una semplice scala. È però affermazione non verosimile, smentita da testimonianze. Risulta infatti, tra le altre cose, che il vicesindaco di allora, dr Lorenzo Foletti, abbia voluto, in concomitanza con la realizzazione dell’opera, far posare nel luogo la statua di Santa Lucia realizzata dal noto artista Angelo Biancini di Faenza.

Le basi legali

Abbiamo controllato le basi legali che secondo il Municipio permettono la distruzione della scala. Esse sono:

  • Il PPQSL, cioè il Piano particolareggiato del quartiere di Santa Lucia, approvato dal CC nel 1994. (vedi)
  • Il PR di Via San Gottardo, approvato dal CC nel 2008

Solo il PPQSL è applicabile in questo caso. Il PR di Via San Gottardo riguarda l’allargamento stradale e non la formazione dell’accesso all’autorimessa.
La licenza edilizia per la costruzione degli stabili e dell’autorimessa della residenza immobiliare avrebbe dovuto essere conforme a tale piano. E invece ...

La licenza edilizia non è conforme al PPQSL

Basta guardare la planimetria che costituisce il Piano particolareggiato del quartiere di Santa Lucia. L’accesso all’autorimessa è concesso da Via S.Gottardo ma in una posizione che salva la scala poiché posto più a sud. Le indicazioni del Piano non lasciano dubbi, la scala non è toccata.
Leggete le nostre considerazioni sulla procedura adottata.

Sconforto

Con la nostra azione abbiamo voluto ricordare una valida opera decisa dalla comunità massagnese 50 anni fa, onorare i promotori e i creatori e fare il possibile per salvarla in extremis. Non ci siamo riusciti.
Siamo desolati per la decisione di distruggere la scala monumentale in tutta velocità, in modo furtivo e senza vera urgenza costruttiva.
Uno spregevole modo di agire che, per sottrarsi al confronto e al dialogo, ha accelerato la distruzione senza nemmeno aver preso in considerazione le obiezioni avanzate e le possibili alternative.
Un modo di agire che manca di rispetto ai creatori (arch.Finzi, ing Cattaneo, Aurelio Gonzato), ai promotori (in prima linea gli allora Sindaco Giacomo Grignoli e vicesindaco Lorenzo Foletti) e agli estimatori dell’opera, cui è stata sottratta anche l’ultima spiegazione e l’occasione di prendere coscientemente commiato da un’opera modesta ma espressiva e ricca di significati.

Siamo giunti troppo tardi

Non abbiamo potuto far nulla per impedirne la distruzione. Avremmo potuto intervenire prima, ma qualche mese prima, non anni prima. È infatti da poco che ci siamo accorti che la distruzione sarebbe avvenuta per mano dell’imprenditore privato e non dell’ente pubblico. Avevamo sempre pensato solo all’allargamento stradale.
Ma se vale il rimprovero rivolto a noi, molto maggiore è la responsabiltà di chi ne ha ordinato la distruzione.

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