A Lugano il Municipio conquista il Polo

Enrico Lombardi, su naufraghi.ch del 29 novembre 2021

Con un voto che ha fatto tenere il fiato sospeso fino all’ultimo, è arrivato infine il via libera popolare al progetto del Polo Sportivo e degli Eventi

Nella gelida mattinata di fine novembre, in Piazza Riforma, serpeggiava un po’ di panico, poiché le notizie che arrivavano dai primi sondaggi sulla votazione davano il risultato come molto incerto.

Poi tutto si è chiarito dopo le due, ed i fautori del progetto, municipali in testa, hanno potuto legittimamente festeggiare.

È stata una votazione per molti versi eccezionale, a cominciare dalla partecipazione, che ha raggiunto il 62.52%, il doppio per intenderci di quella del precedente referendum cittadino, quello sulla foce del Cassarate. Il SI ha prevalso, infine, con il 56.81% dei voti, contro il 43.19% dei contrari.

Ne hanno dato conto, in tempo reale, le due emittenti televisive regionali, RSI e Teleticino, con un notevole e utilissimo contributo di informazioni e reazioni a caldo.

Abbiamo dunque i dati, nudi e crudi di una votazione che, di eccezionale, ha avuto anche una campagna mediatica mai vista, in cui la città ed in particolare il Municipio (insieme agli ambienti legati al F.C. Lugano) hanno schierato una “force de frappe” propagandistica tale da rivelare chiaramente come in gioco, oltre a stadio, palazzetto, e quartiere di Cornaredo, ci fosse anche, e in modo significativo, la stessa credibilità di un esecutivo messo a dura prova da ben noti eventi occorsi negli ultimi mesi.

Non per caso, fra i numerosi commenti, abbiamo sentito quello di un sollevatissimo vice-sindaco Roberto Badaracco, che ha parlato di un esito del voto che rappresenta un “rilancio per il Municipio”. C’è solo da augurarselo, da parte non solo di tutti coloro che hanno votato, ma anche della regione e del Cantone, che vedono in questa “scommessa pianificatoria” una sfida che riguarda ben più che la sola città e che è ben lungi dall’essere vinta.

Eccezionale è anche il risultato ottenuto dai referendisti, MpS in testa, e dalla “vecchia volpe” Fulvio Pelli: se si fa un semplice confronto fra l’esito del voto (bulgaro) che il progetto aveva ottenuto in Consiglio Comunale prima che fosse lanciato il referendum (54 a 4) e quanto è uscito oggi dalle urne, si può certamente affermare che il fronte dei contrari al PSE ha saputo intercettare e far emergere in questi mesi di campagna un diffuso dissenso, o almeno non poche perplessità della popolazione nei confronti del progetto e forse, più in generale, dell’operato di partiti ed esecutivo comunali.

Perplessità che, nello specifico, si sono intensificate con il passare dei giorni, in prossimità della scadenza di oggi alle 12.00, tant’è vero che lo scrutinio dei voti nei seggi stava mettendo in grave ambasce la municipalità, che ha potuto tirare il fiato solo con il computo dei voti giunti per corrispondenza nelle scorse settimane. Insomma, verrebbe da dire che più la discussione è andata a toccare i diversi dettagli del “faraonico progetto”, più ha trovato, nei cittadini, chi ha capito che in gioco non c’era solo, o tanto, il futuro del F. C. Lugano e delle società sportive cittadine, ma anche un’idea di sviluppo urbano non così unanimemente condivisibile.

Certo, gli ambienti sportivi possono giustamente festeggiare, a cominciare dalla nuova dirigenza della squadra calcistica, il cui CEO Martin Blaser, intervistato subito dopo i risultati, ha mostrato grande felicità ed ha però ribadito, che il “progetto Mansueto” sarebbe andato avanti comunque.

È possibile immaginare che, con un NO, forse il magnate americano, avrebbe tirato fuori lui qualche decina di milioni, che invece, con questo esito, gli vengono risparmiati dalla città? Ci mancherebbe che anche a Chicago non si festeggi! Ora è tutto deciso, dunque e le ruspe possono cominciare a prendere la via di Cornaredo (basta proseguire in direzione nord da viale Cassarate dove sono state qualche mese fa). L’architetta Giraudo, responsabile del progetto, quella che oggi ha dichiarato di essere contenta “per i veri luganesi” (chissà quali sono quelli falsi?) può finalmente cominciare a passare alla fase concreta di lavori che prenderanno anni ma che porteranno la città ad aprire, finalmente, non solo una nuova pagina di storia ma soprattutto un nuovo grande, eccezionale cantiere.

Intanto, a livello propriamente politico, si dovranno fare un po’ di conti sugli strascichi di questa votazione, perché un dato appare chiarissimo: la cittadinanza è fortemente coinvolta, ma anche fortemente divisa, proprio come fortemente divisi, sono apparsi, e restano, gli schieramenti partitici fra loro e ciascuno al proprio interno.

Questa “eccezionale” votazione è arrivata a suggellare uno stallo molto problematico, un po’ in tutte le formazioni, con la “discesa in campo”, ancora una volta, dei grossi calibri a menare il gesso, da Fulvio Pelli a Filippo Lombardi (ora accompagnato da Paolo Beltraminelli) fino a Martino Rossi. Di ricambio generazionale si dovrà tornare a parlare un’altra volta.

Eppure i partiti sono spaccatissimi: si pensi ai liberali che non trovano un presidente sezionale e che proprio sul PSE si sono nettamente divisi; si veda in casa socialista la “scelta” di lasciare in proposito una pilatesca “libertà di voto” che più che serrare le fila ha scontentato e frazionato; pensiamo anche alla Lega, che a questo appuntamento è arrivata, orfana del sindaco Borradori, dopo una capriola con triplo avvitamento, se si pensa ad esempio alla celebre esternazione dell’attuale sindaco Foletti “il PSE parte male e finirà peggio”. Certo, poi, con il tempo, il progetto lo ha convinto, come ha convinto anche Lorenzo Quadri che invitava dal suo giornale a segare le torri. Ma la base? E le nuove leve? Dove sono? Dal punto di vista prettamente politico un’operazione di successo l’ha compiuta il MpS, che sarà consentito dire, ha fatto fronte a non poche posizioni anche intimidatorie (e ad un continuo mantra di “sfascisti bellinzonesi”) accreditandosi a Lugano come una forza che potrebbe portare nell’agone politico comunale, opportunamente, un elemento importante: il dissenso, aperto, schierato, motivato. Per dirla con Pino Sergi, “Lugano merita una vera opposizione” e con Andrea Leoni, “la democrazia ha bisogno di dissenso”, senza che si giunga, come è stato qui il caso, ad isteriche reazioni e minacce tipo quelle dell’ex-presidente del F.C. Lugano Renzetti pubblicate negli ultimi giorni di campagna.

Il fatto è, forse, che si è giunti ad un momento di svolta anche per una certa idea di “funzionamento delle istituzioni”, che non necessariamente dev’essere fatto di esclusivo e generalizzato “consenso”, tanto più di fronte ad esiti di votazioni tanto serrati. Può (e deve) costruirsi invece come un processo in cui il dibattito fra le parti sia inteso quale diritto alla partecipazione, nel rispetto delle parti, non necessariamente in nome di un unanimismo di facciata.

È chiaro che il nostro sistema “consociativo”, che regola il funzionamento di esecutivi multicolori, implica l’uso di ampie dosi di pragmatismo, disponibilità al dialogo e al compromesso. Ma c’è un limite, oltre il quale diventa uno strumento che permette ad un esecutivo di assomigliare tremendamente ad un “comitato d’affari”, in barba ai veri interessi della cittadinanza.

Quello, per dirla con Benedetto Antonini, che in nome di un presunto “partenariato pubblico – privato” fa diventare un progetto come quello del PSE nient’altro che una commessa pubblica assegnata ad un impresa generale privata.

A spese dei cittadini.