Architettura e urbanistica

“Noi piantiamo gli alberi e gli alberi piantano noi, poiché apparteniamo l’uno all’altro e dobbiamo
esistere insieme.”
Joseph Beuys, Difesa della Natura, 1984

40 alberi piantati in 5 file di 8 alberi ciascuna formano una griglia regolare.
Alberi maestosi occupano il Piazzale ex-Scuole nel centro di Lugano, formando una copertura
naturale sotto la quale vibra uno spazio pubblico urbano dove transitano autobus e circolano
persone, mentre biciclette e moto sostano nel sottosuolo.
Conosciamo questi spazi pubblici grazie a esempi come la Place des Quinconces a Bordeaux
o la Petersplatz a Basilea. Sono luoghi che emanano vita e serenità, un senso di radicamento
e di pace: ci piacerebbe vedere una piazza così a Lugano.
Piantare un albero è un atto di grande forza simbolica. Per Joseph Beuys le 7000 querce
piantate a Documenta 7 a Kassel nel 1982 sono un “ritorno alla vecchia struttura
organizzativa”. All’epoca, per ampliare strade e marciapiedi in molte città vengono sradicati
filari di alberi. Oggi gli alberi rivendicano questo spazio e con la loro ombra contribuiscono a
combattere le isole di calore delle città e trattenere grandi quantità di CO2.
È vero anche che l’architettura, modello di staticità e permanenza, si contrappone alla
transitorietà del mondo vegetale? Non pensiamo sia così, poiché esiste l’architettura degli
alberi. L’albero, in quanto essere vivente, si pone tra la città e la natura. Grazie al suo
impianto arboreo, il Piazzale ex-Scuole si presenta in vesti che mutano con le stagioni,
regolando luce e ombra in modo naturale. In estate, le fitte chiome procurano freschezza e
ombra, mentre in inverno la calda luce del sole entra liberamente.
L’idea dello spazio alberato concilia facilmente i diversi requisiti funzionali e tecnici di questo
concorso. Le regole della mobilità si traducono nella spaziatura tra gli alberi: le piante ad alto
fusto affondano le radici nel terreno, nascono dal parcheggio, emergono dai marciapiedi e
formano quello spazio libero di cui gli autobus hanno bisogno per circolare liberamente.
Gli alberi formano così la cornice di un preciso insieme di regole composto da norme, leggi e
requisiti funzionali per il nodo intermodale.
Due mondi comunicano tra loro, la natura e il traffico, ma anche il suolo cittadino e il mondo
sotterraneo del parcheggio di biciclette e moto. I tagli circolari nel soffitto collegano i due
livelli spazialmente, permettendo agli alberi di respirare ed allo stesso tempo fungendo da
fonte di luce naturale.
Abbiamo scelto l’organizzazione più compatta ed efficace del nodo intermodale al fine di
dedicare più spazio possibile per altre attività quali ad esempio il mercato, la gastronomia e
le feste. A questo scopo sul lato sud della piazza è predisposta un’area generosa e
permeabile in calcestre. La nuova pavimentazione, in continuità con quella esistente del
nucleo, si compone delle stesse forme e dello stesso materiale. La fontana esistente viene
integrata nel nuovo disegno. Il marciapiede di via Nizzola viene allargato e piantumato con
un filare di alberi per aumentare la qualità dello spazio esterno per i locali adiacenti.
Il programma di spazi per TPL, ARL e Polizia Comunale trova spazio in un padiglione rotondo
a due piani. Anche gli spazi commerciali sono collocati in un piccolo padiglione lungo la
rampa sul lato ovest. La pensilina esistente viene demolita, i pannelli traslucidi in
policarbonato possono essere riutilizzati per l’involucro dei nuovi edifici.
L’impianto arboreo
L’importante impianto arboreo progettato, vista la dimensione e l’unitarietà del complesso,
va pensato come un tetto verde complanare e unitario scegliendo tra un possibile elenco
di specie adeguate per la posizione ecologica (presenza falda lago ), il portamento (crescita
e formazione del tronco e della corona), l’apparato radicale, la capacità di adeguarsi a
contesti come quello prefigurato e resistenti ai cambiamenti climatici, e non, in corso.
Ideale per posizione, forma, posizione ecologica, aspetto estetico e sensoriale sarebbe il
Platano, specie di grande forza e robustezza più utilizzata nelle piazze per formare delle
coperture grazie alla sua capacità di formare chiome frondose molto larghe, intrecciate che
formano dei veri e propri tetti naturali pieni di poesia e ombra benefica nelle giornate più
calde.
Purtroppo la presenza del cancro del Platano alle nostre latitudini limita l’uso di questa
pianta alla sola sua variante resistente al cancro, Platanor Vallis Claus, peraltro già utilizzata
in contesto come Lungolago di Ascona con ottimi risultati.
Un’ottima alternativa è rappresentata da Alnus x spartii Spaeth, albero già utilizzato alle
nostre latitudini con ottimi successioni contesti urbani. L’ontano, già presente nella
simbologia celtica come simbolo di protezione spirituale e fisica, di elemento che unisce i
mondi di acqua e terra, si presta molto bene all’area di progetto a contatto con la falda.
Prima di procedere con una decisione finale, si consiglia di fare un sondaggio delle aree
destinate ad alloggiare le alberature per escludere problematiche di compressione o
presenza di terreni non idonei. Andrà comunque prevista la creazione di un substrato di
alloggiamento delle radici idoneo definito da specialisti del settore.
La posa delle alberature in fase di cantiere andrà effettuata dopo una crescita controllata
delle piante in vivaio per una durata di almeno tre anni, questo processo garantisce che le
alberature abbiano già al momento della posa forma e dimensione consone alle esigenze di
progetto.
Le aree superficiali delle vasche di impianto dovranno essere drenanti con presenza di
ciottoli da lago e copertura vegetale tappezzante ombrofila utilizzando specie a fiore come
Vinca minor o Vinca Mayor o felci resistenti del genere Dryopteris.